L’Isis perde Raqqa. Colpo mortale per il Daesh

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Dopo quattro mesi di incessanti combattimenti, con gravissime perdite umane, le Forze Democratiche Siriane (FDS), hanno conquistato Raqqa, la capitale del Daesh, espugnando le ultime resistenze dei miliziani, prevalentemente stranieri, i cosiddetti foreign fighters, concentrati nello stadio della città.

La caduta di Raqqa è un colpo mortale, non solo simbolico, per il sedicente califfato. E’ molto più importante anche della perdita della città di Mosul, in Iraq, la scorsa estate, perché Raqqa era stata considerata la “capitale” del falso califfato. Raqqa infatti è il centro di smistamento dei combattenti stranieri e da lì si architettavano e si guidavano le operazioni terroristiche all’estero.

Rojda Felat

Ed ha un valore doppiamente simbolico che la conquista di Raqqa sia stata condotta da Rojda Felat, la comandante curda che entra nello stadio della città sventolando la bandiera gialla delle Forze Democratiche Siriane. Da un lato la vittoria militare, dall’altro lato il riscatto dell’orgoglio femminile contro un’ideologia che vuole sminuire e rinnegare il ruolo delle donne.

Quello inferto al Daesh è sicuramente un colpo mortale, ma ancora non si può dichiarare la vittoria contro il sedicente califfo Al Baghdadi e i suoi sodali. Ci sono, infatti, sacche di resistenza in centri più piccoli sia in Siria che in Iraq.

Intanto i vertici del sedicente Califfato sembrano svaniti nel nulla, sono infatti state smentite sia le voci sulla loro morte, che le segnalazioni della loro presenza nel Sinai ed in Libia.

Bandiera dell’esercito Kurdo

Piuttosto è più probabile che abbiano trovato rifugio e protezione al confine tra Afghanistan e Pakistan o nelle zone centrali dello Yemen.

Ma mentre il Daesh ha ormai le ore contate, aumenta il rischio terrorismo per il ritorno in patria dei jihadisti sconfitti sul campo.

Soltanto in Tunisia, Marocco e Libia, nell’ultimo anno, si è registrato il ritorno dalla Siria di oltre tremila elementi addestrati alla guerra, che destano non poche preoccupazioni alle intelligence di quei paesi, visto il loro improbabile ritorno alla vita civile.

Sebbene i numeri siano ben più modesti sale la preoccupazione, anche in Europa, per il ritorno dei foreign fighters. Che restano mine vaganti pericolosissime a cui i servizi segreti europei e soprattutto Turchi hanno concesso facile passaggio per andare a combattere contro Assad in Siria.

 

Simone Di Trapani

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